Se pensiamo ad una malattia “moderna, questa è la depressione: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione è in aumento e, rappresenta uno dei principali responsabili del carico globale di malattia, la prima nei Paesi ad alto reddito. La depressione è uno stato di malessere, generalmente duraturo, che può manifestarsi in modi molto diversi ed a volte non riconosciuti nemmeno dal soggetto stesso. Nella forma più classica la depressione si manifesta con apatia, mancanza di interesse e di piacere, difficoltà nel prendersi cura degli altri, tendenza all’isolamento, insonnia o tendenza dormire troppo, calo o aumento del peso… Le relazioni, situazioni, attività che una volta ci facevano stare bene ora sembrano non interessarci più o non darci alcun piacere. La depressione si riconosce soprattutto nello sguardo: nel depresso difficilmente si vedrà mai un barlume di gioia o di partecipazione a ciò che gli accade intorno.
Ma la depressione si manifesta anche in modi molto più subdoli e difficili da riconoscere come le giornate eccessivamente piene (spesso di lavoro), la dipendenza da sostanze (alcol, droga) o da “oggetti” (es. internet, acquisti, cibo….).
Generalmente, le persone che soffrono di depressione non riescono a condurre un ritmo di vita normale, non si adattano più alla routine giornaliera e non riescono ad adempiere i loro impegni. Se vi riescono, lo fanno con un enorme senso di difficoltà e di fatica, spesso difficile da sostenere per tempi lunghi.
Le cause della depressione sono molteplici e non ancora completamente comprese, anche se sono stati identificati diversi tipi di stati depressivi. La depressione può avere inizio da un evento scatenante come uno stress molto forte o prolungato, un lutto in famiglia, il parto, la malattia propria o di un proprio caro. Anche il dolore cronico può portare depressione nel lungo tempo.
Altre volte, alcune esperienze di vita vissute già nell’infanzia nella relazione con i nostri genitori – soprattutto relazioni in cui non ci siamo sentiti valorizzati o capiti nei nostri bisogni di affetto – possono portare ad uno stato d’animo negativo, che tende a perdurare nel tempo se non se ne diventa consapevoli. Ed è proprio la consapevolezza di quanto è stato vissuto che permette di mettere da parte questi condizionamenti dell’infanzia ed aprirsi alle relazioni ed alla vita con nuova forza.
In qualsiasi modo la depressione si manifesti, quello che si prova è un grande senso di vuoto e di insoddisfazione, come se alla vita mancasse proprio quel quid capace di renderla veramente soddisfacente. In quel quid si nascondono i nostri bisogni più profondi, quella parte sconosciuta di sé che ha bisogno di emergere per essere conosciuta, ascoltata e compresa. Che la depressione sia breve, ma capace di interferire negativamente con il nostro benessere, o lunga e spesso ricorrente, molto si può fare per alleviarla e, soprattutto per sviluppare quelle risorse che ci permetteranno di affrontare altri eventi di vita con risorse diverse e più efficaci.
Scrive Erri De Luca (Montedidio, 2004: “Maria dice che io ci sto e così ecco qua ma ne accorgo pure io che ci sto. Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un’altra persona che avvisa”.
Noi non possiamo conoscerci da soli, è l’incontro con l’altro che permette di conoscerci: all’interno di una relazione in cui possiamo esprimerci senza timore di giudizio o di critica può emergere questa parte profonda di noi che, una volta conosciuta ci consente di ritrovare entusiasmo e vitalità.